RACCONTO 1
Ho 12 anni e corre l’anno 1993. Gioco a calcio, passo molto tempo fuori ma in casa mi diverto molto con i videogame.
Ho dismesso il Commodore 64 ed ora ho due consolle, una fissa, il Nintendo Entertainment System e una portatile, il Sega Game Gear.
Vicino a dove abito c’è un negozio di videogiochi, il Morgana.
Ho il numero di telefono, in realtà è sull’elenco telefonico, e a volte mi capita di chiamare la proprietaria per sapere se ci sono nuove uscite. Quando la risposta è affermativa mi dice di passare a provarli. Io vado al negozio in bici e faccio delle partite di prova.
Dopodiché, nel caso che un gioco mi piaccia molto, arriva lo scoglio più duro: convincere i miei genitori ad acquistarlo.
RACCONTO 2
Anno 2025.
Chiamo un negozio di giochi di Pistoia, la città dove abito. Devo ordinare un gioco di ruolo e il negoziante mi dice che non prendono ordini al telefono ma devo scrivergli.
Chiedo la mail ma lui mi risponde che la mail non ce l’hanno, devo contattarli o su Facebook o su Instagram.
Io non sono iscritto a questi social e il negoziante mi saluta dicendo che gli dispiace ma devo capire che questo è il modo di comunicare odierno.
RACCONTO 3
Chiamo una libreria per ordinare un libro.
A conclusione della chiamata il dipendente mi informa che a breve il numero non sarà più attivo e si potrà contattare la libreria solo tramite messaggi su Whatsapp.
RACCONTO 4
Mi accingo a comprare un’auto.
Il venditore apre il configuratore e poi inizia a fare domande, in modo da definire il prodotto.
Benzina, diesel, elettrica o ibrida?
Lo vuoi o non lo vuoi il navigatore?
La vuoi o non la vuoi l’aria condizionata automatica?
E i cerchi in lega?
E le gomme quattro stagioni?
Poi andiamo in strada e lo stesso viaggio lo fanno quelle persone con auto pluriaccessoriate e quelle con solo le caratteristiche basilari.
Forse, o meglio, sicuramente il viaggio con l’aria condizionata quando fuori fanno quaranta gradi è più comodo rispetto a dover tenere i finestrini aperti a 120 chilometri orari in autostrada.
Si arriva forse più stanchi, sicuramente più sudati eppure non è messa in discussione la funzionalità dell’auto: serve per muoversi e di fatto ci si muove da un punto A ad un punto B qualunque accessorio si è deciso di acquistare o non acquistare.
Forse oggi, nel 2025, è necessario avere un telefono personale per poter essere raggiungibili. Senz’altro è un bisogno indotto quello per cui il mezzo tramite cui rendersi raggiungibili sia necessariamente lo smartphone in una società basata sul telefono.
Tralasciamo quest’ultimo pensiero, che ci farebbe deviare dall’interesse di questo articolo, ed accettiamo l’idea che quantomeno lo debbano possedere le persone adulte.
RACCONTO 5
Acquisto di un cellulare.
Il negoziante chiede se Android, Apple o altro sistema operativo.
Non ha in mente che la richiesta “vorrei un cellulare” preveda di essere intesa in modo letterale. Già questo fatto potrebbe essere di un qualche interesse, ma tralasciamo ancora (stiamo trasalendo su molte cose ma se aprissimo tutte le parentesi finiremo fuori strada) ed andiamo oltre.
Specifico che vorrei un cellulare non uno smartphone, che, in teoria, ne è la forma evoluta.
Il negoziante spiega che le caratteristiche base sono quelle di inviare e ricevere SMS e telefonate.
Chiedo allora di uno smartphone.
Mi risponde che devo avere un indirizzo e-mail, per semplificare il processo di attivazione. Le funzioni base, in aggiunta a quelle di un semplice cellulare, sono quindi la connessione dati e le applicazioni.
Che dire allora dei vari Youtube, Twitch, Discord, Reddit, Whatsapp e chi più ne ha più ne metta?
Youtube negli smartphone Android è preinstallato. Significa che è una funzione base?
Significa che se di serie tutte le auto venissero prodotte con i cerchi in lega, i cerchi in lega sono una caratteristica base?
Direi di no. La caratteristica base restano i cerchi di acciaio ma il mercato spinge verso i cerchi in lega di serie per rendere più appetibile l’acquisto.
A volte con le auto si fanno raduni monomarca. Spesso auto iconiche. Primi modelli di Mini o 500, ad esempio. Ovvio che non posso partecipare se possiedo un altro modello o un’altra marca. Ma sono eventi non è il vivere quotidiano.
Nel vivere quotidiano si viaggia assieme sulle stesse strade e verso gli stessi luoghi al di là del modello dell’auto e al di là degli optional scelti, come abbiamo già evidenziato.
Nessuna auto viene esclusa.
Ci può essere un motivo di altra natura che può portare a scelte diverse. I motori Euro 1 non possono più circolare per motivi di inquinamento. Può succedere ma è un cambio dovuto a considerazioni di altra natura rispetto alla stretta funzionalità del mezzo.
I sistemi di aiuto alla guida devono essere di serie, diventare caratteristiche base, ma si entra nel piano logico della sicurezza. Di nuovo, non c’entra con la funzionalità dell’auto.
Lo stesso potrebbe accadere a livello di comunicazione. Una forma potrebbe essere soppiantata ad esempio da una con caratteristiche di sicurezza maggiori.
Di fatto, ad oggi, i codici OPT viaggiano su SMS quindi non siamo ancora a questo cambio di piano logico.
Eppure, chi sceglie di non avere un optional viene di fatto escluso o visto come diverso.
Nessuna, me compreso, ha mai considerato diverso l’amico con la pandina scassata e i finestrini ancora a manovella. Ci portava al pub a bere e questo era tutto ciò che ci interessava.
Scusate il giro lungo ma eccoci ad un punto essenziale…
Il ragazzo o la ragazza a cui i genitori non danno uno smartphone o non installano determinate applicazioni sono di fatto escluse. Attenzione, sono escluse in primo luogo dalle adulte non dalle coetanee.
Si sentono escluse dalle coetanee perché a scuola ascoltano di come la sera prima le altre si sono videochiamate, perché le vedono scambiarsi stickers e foto, perché il loro cellulare o il loro telefono di casa non suona mai nonostante vedano le loro compagne avere sempre lo smartphone con loro.
Si sentono escluse dalle coetanee ma sono escluse dalle adulte.
Bambini, bambine, ragazzi e ragazze, si adoperano in base agli strumenti e agli esempi che non diamo. Noi adulte non facciamo mai loro una telefonata, per questo loro non chiamano.
Noi adulte apriamo un gruppo whatsapp anche se uno dei ragazzi o delle ragazze con cui devono mettersi in contatto non ha determinati applicativi, per questo il telefono di chi non ce l’ha non squilla mai.
Noi adulte non teniamo in conto nemmeno dei limiti d’età definiti a livello legislativo per alcune funzionalità, creando gruppi con dodicenni.
Professori, professoresse, allenatori, allenatrici, educatori, educatrici, tutte categorie che parlano e parlano di inclusività non si accorgono di non essere inclusive loro in prima persona.
Fanno sentire escluse quelle, seppur poche, giovani che, oltretutto raramente per loro scelta, non hanno determinati optional.
Non si tratta di tirchiaggine, visto che oltretutto questi sono optional gratuiti. Non potrebbe essere altrimenti in un’economia che, come descritto in “La banalità dell’Essere dell’essere umano. Conversazioni psicologico economiche”, utilizza la gratuità per generare plusvalore .
C’è un grande malinteso, a mio avviso, sul concetto di inclusività. Si confonde con la possibilità di possedere tutte una determinata cosa o determinata caratteristica.
Inclusivo non è ciò che possono avere tutte le persone.
Inclusivo è ciò che tutte hanno senza doverlo avere. Nel contesto della comunicazione da telefono, questo concetto si traduce in chiamate e sms perché vanno al di là del modello di telefono e della compagnia telefonica con cui hai un contratto.
Le cose che tutte le persone possono avere sono aggettivi, mentre noi continuiamo a confonderle con parti del soggetto.
Tornando all’esempio dell’automobile, sms e telefonate sono il cerchio d’acciaio, whatsapp e le altre piattaforme di comunicazione sono i cerchi in lega.
RACCONTO 6
Anno 2025.
Sono un ragazzo di 12 anni e chiamo la libreria per sapere se hanno un libro.
La voce registrata mi dice che il numero chiamato non è attivo.
Vado sul sito e lì trovo il numero da contattare su Whatsapp.
Non posso farlo, non ho l’età per installare e usare questa applicazione.
Devo chiedere anche di un gioco, così chiamo e mi viene detto di scrivergli l’ordine che vorrei fare su Facebook o su Instagram.
Di nuovo, non posso per limiti d’età.
Forse non resta che farmi un profilo falso, in fondo ce l’hanno tutte quelle che conosco.
Altrimenti dovrei ricorrere ai miei genitori fin dal primo passo invece di muovermi in autonomia fino all’ultimo passo come accadeva a un mio coetaneo nel 1993 che telefonava ed andava a provare i giochi in un negozio chiamato Morgana che oggi non c’è più e al suo posto c’è una parrucchiera…
Storie di adulte che costruiscono una società che esclude.