Parlavo con un paziente alcuni giorni fa. Università lasciata, amicizie mollate, quotidianità passata tra le mura domestiche. Il tutto da quando a fine agosto vide i contagi tornati ad aumentare e crollò in lui l’idea che l’estate avesse dato il colpo di grazia al virus. Sono passati 8 mesi. Sembra un quadro da depressione maggiore e infatti il termine depressione viene collegato molto al covid.
Lui é rimasto in silenzio, ho preso il cellulare per non sbagliare visti i miei pessimi ricordi di poesia e gli ho letto “Spesso il male di vivere ho incontrato” di Montale.
É bastata la prima parte:
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Ha pianto.
Non é depressione quella di cui soffriamo oggi in molti.
È male di vivere. É il sentirsi strozzati, incartocciati, stramazzati.
Oggi usiamo il termine depressione per tutto ciò che dà tristezza, come il termine ansia per tutto ciò che agita o preoccupa.
L’ansia, quella vera, non é l’agitazione per un compito in classe, non é la preoccupazione per un nuovo lavoro, non é la paura per un controllo medico: l’ansia é il sentirsi divisi perché ci troviamo a camminare su una strada che non é stata tracciata da noi; é il sentirsi obbligati ad andare in una direzione quando noi vorremmo andare in un’altra; è il sentire la propria impotenza di fronte al cambiamento che dentro di noi vorremmo.
Ugualmente la depressione.
La depressione, quella vera, non nasconde tristezza, nasconde rabbia. Rabbia che non possiamo o sentiamo di non poter esternare. La depressione non é una malattia, é una condizione relazionale.
Le decisioni che abbiamo preso per contrastare la pandemia, ancora più della pandemia stessa, hanno fatto piombare molti dei nostri giovani non nella depressione, ma nel male di vivere.
Può sembrare una differenza da poco ma é una differenza che dà a noi la responsabilità della loro situazione. É una differenza che dovrebbe smuovere noi affinché non trovino in una divina Indifferenza la risposta a questo male.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
P.s. In America usano il termine Languishing per descrivere questo stato d’animo e noi, subito, abbiamo fatto nostro il termine. Ma io sono antico e l’italiano continua ad apparirmi sempre più in grado di generare sfumature. Quindi continuerò ad usare “male di vivere”, allo stesso modo in cui uso raccontare, spifferare, rivelare al posto del solo spoilerare.
Tommaso Sardi
05-05-2021